La cascina del Parco Balossa

All'interno del perimetro del Parco della Balossa si trova la cascina omonima, una struttura utilizzata in passato per fini agricoli. A cominciare dall'anno mille l'instaurarsi di cascinali nell'area di Milano è ampiamente documentata. Consistevano soprattutto in magazzini adibiti a fienile, o per lo stoccaggio di materiale agreste, quasi sicuramente realizzati attraverso strutture caduche, ad esempio argilla e paglia, e sovente uniti alle case di città.

Tali strutture, dal 1200, cominciarono ad adibirsi a edifici complessi, composte da numerosi alloggi di tipologia rustica, ampiamente presenti sul territorio lombardo, secondo quanto fornitoci dai documenti, datati 1288, a opera di Bonvesin de la Riva. Fin dal 1207, infatti, l'ingente quantitativo di cascinali presenti a Pive Cesano Boscone, a meridione rispetto al centro cittadino, era possedimento delle antiche aristocrazie, con numerosi alloggi per i gestori dei fondi agricoli dell'epoca, chiamati cassinari. Un documento del fisco, datato 1345, inerente alla spartizione delle tasse che possedevano i terreni all'epoca, tale Compartizione delle fagie, rappresenta un nucleo di informazioni sicuramente importante dato che comprende indicazioni riguardanti i proprietari di cascine dell'area lombarda. Gli edifici annessi alle murature della città avevano, naturalmente, delle limitazioni in riferimento al territorio utilizzabile, in modo particolare quelli collocati adiacentemente a Porta Ticinese, singolari in quanto costituiti unicamente da sessanta pertiche in totale, anche se, nella maggioranza dei casi, composti da mulini e torchi. Distanziandosi gradualmente dalle murature cittadine era sovente imbattersi in strutture più grandi, per un tipo di coltivazione maggiormente esteso, soprattutto per quanto concerne i cascinali di San Barnaba, adiacenti al monastero, in cui la presenza di cereale e vigne era ad alta densità. Siamo a conoscenza che, nell'anno 1437, quasi la metà degli oltre millecinquecento cascinali di Torretta, Crosta, e Basmetto, di proprietà ecclesiastica, erano di tipologia irrigua. Dunque una coltivazione basata principalmente sulla grande quantità di canali acquiferi, e ampiamente instaurata in connessione alle attività di pastorizia, di cui però non vi sono informazioni dettagliate in merito. Sul versante dell'architettura, nella quasi totalità dei documenti giunteci, all'interno del complesso una zona era adibita alle attività agresti e un'altra alle mansioni private, anche se non risulta facile ricondursi a tipologie fisse di costruzione. È possibile comunque riferirsi ad alcuni modelli concreti. Una delle strutture che possiede un numero maggiore di informazioni storicistiche al riguardo è Roverbella, possedimento degli Amiconi, agiati proprietari dell'epoca. Una trattatistica datata XIV secolo documenta che il cascinale era formato da una coppia di edifici. Per quanto riguarda una delle due strutture, basandosi sulle fonti storiografiche giunteci, erano presenti stalle, camere varie, e stanze con camino, oltre a un portico centrale. Tale composizione formava un solo grande edificio, attorniato da un buco perimetrale, usato all'epoca come protezione e delimitazione. Dietro la struttura, più avanti rispetto alla canalina, era presente un brolo di grandi dimensioni con otto perticati. Di facciata a questa struttura erano collocati torchi e pozzi. Al centro, allo scopo di allontanare il rischio di incendi, un forno centrale. Nella parte est si trovava un'altra struttura edificata attraverso una copertura di tegole per sei edifici. Alle ingenti proprietà agresti possedute nel secolo XIV, certe casate nobiliari lombarde furono in grado di aggiungere quelle ottenute per via degli ex possedimenti ecclesiastici. Un esempio significativo, in questo senso, è rappresentato dagli Stampa.