Parco Balossa. Reti ecologiche regionali e nazionali

La rete ecologica istituita fra i parchi milanesi, tra cui il Parco della Balossa di Cormano, fa parte di una pratica votata alla comunicazione di ambienti che presentano differenti caratteristiche in quanto a flora e fauna. Queste operazioni hanno raggiunto una loro valenza internazionale. Il patto dell'ONU contempla la rilevanza nello stabilire una omogeneità fra i parchi di tutela pubblica.

Il Programme of works on protected areas rappresenta in questo senso un modello di funzionalità ed efficienza, grazie alle disposizioni UNCBD, in merito alla biodiversità. Per quanto concerne l'Europa, il piano 25 del 1991, inerente al patto di tutela della biodiversità e delle aree protette, secondo l'accordo di Berna, esso si muove verso la salvaguardia dei differenti ambienti di sviluppo della vita animale, attraverso una rete di percorsi realizzati allo scopo di creare omogeneità naturalistica ove ci siano interruzioni dovute al tessuto urbano, come avvenuto nel territorio milanese, contemplando il Parco della Balossa, il Parco delle Groane, e il Parco Nord. Questo genere di percorsi sono presenti, attualmente, in qualsiasi zona della terra, a eccezione dell'Antartide, secondo differenti piani di gestione, i quali hanno portato all'instaurazione di reti di ampio raggio, contemplando anche intere nazioni, o a raggio ridotto, sviluppandosi unicamente su territorio regionale, o comunale, come appunto la rete ecologica milanese. Il fatto che tale sistema sia adottato in regioni del mondo le quali presentano anche delle differenze ecologiche sostanziali rappresenta uno dei motivi per cui tali reti siano, a ora, uno strumento certo di grande utilità, ma non ancora perfezionato sotto l'aspetto scientifico. Risulta complesso, da parte degli operatori, portare avanti un progetto che sia sistemico, e che contempli l'intero campionario di situazioni biologiche presenti nel mondo. Il compito delle reti biologiche è sicuramente complesso, dovendo far fronte a quello che è un problema, l'interruzione delle aree verdi, presente soprattutto a ridosso dei grandi centri urbani. I collegamenti devono essere in grado di stabilire continuità nonostante il tessuto urbanistico, che spesso presenta delle vere e proprie barriere artificiali difficili da arginare. Il collegamento, creando continuità e donando omogeneità faunistica e floristica all'ambiente naturale, in modo particolare all'interno delle zone di passaggio, deve in ogni caso salvaguardare la biodiversità presente in queste zone, preservandone le caratteristiche naturali. Unire questi due fattori è ciò che appare di più ostica realizzazione, soprattutto quando si tratta di superfici limitate, in cui il rischio di snaturamento di una tale area è sicuramente più presente. Nonostante infatti i collegamenti risultino di più semplice realizzazione, dovendosi sviluppare per non più di qualche decina di chilometri, come avviene a livello comunale, e come è avvenuto all'interno del territorio milanese, raggiungere, attraverso le reti ecologiche, una omogeneità naturalistica che al tempo stesso mantenga inalterate le caratteristiche del particolare ambiente, rappresenta uno dei problemi principali legati a questa operazione. In modo particolare sotto l'aspetto floristico la contaminazione fra specie è in grado di causare un inasprimento delle condizioni boschive, in ogni caso debellato attraverso successive operazioni di mantenimento. Il fine ultimo di queste aree di intervento, nonostante questi problemi, per cui gli operatori internazionali si stanno attivando celermente, viene mantenuto secondo promessa, donando agli animali la possibilità di spostarsi lungo il percorso naturale senza incorrere nelle zone urbane